rtfm // 00:30
Sulle parole arte e artista passano secoli di truffe accumulate. Letta in un libro, questa frase mi pare l'unica risposta sensata a tutte le installazioni che ho visto, alla qualunque delle sonorizzazioni che ho sentito e ad ogni blog che ho visto arrivare su carta e poi diventare disco. Canzoni che urlate con rabbia, generazionali mi tocca sentirle chiamare. Eppure è fuffa, come dicono gli account. Può darsi che le cazzate del tipo "era nell'aria, qualcuno doveva afferrare queste idee" vi diano tempo per spedire curricula o leggere qualcosa, ma so che non lo farete. Mentre McCarthy legge solo trattati di biologia e fisica, niente romanzi. Ho ascoltato le vostre perle di poesia urbana, sgocciolandomi le mani di gelato, i vostri slogan da infanzia della ragione e urletti e lunghe sfilze oniriche ed elenchi pieni di aggettivi. E brand, perchè sapete benissimo che nome hanno nell'advertising, quei marchi che chiamano a raccolta un nostalgico immaginario iperpop e comune. Eroi indipendenti, dai capelli devastati e dalle menti mansuete. Garibaldi dalle strategie di comunicazione che neanche le più rapaci agenzie di pubblicità. Disturbo, pena proverebbe McCarthy, se sapesse in che maniera gridate la parola cazzo. Mettete McCarthy sulle copertine delle vostre cazzo di fanzine. Chiamate Cormac i vostri inutili nipoti. Comprate La strada, imparate a soffrire.
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rtfm // 15:28

Da un articolo di Stefano Bartezzaghi su La Repubblica del 5 aprile, dedicato al celebre Punto e Virgola che, come scrive lui, è "punto di ironia".
[...] I periodi si accorciano, le subordinate non vengono "incassate" più tanto spesso, a causa dell'aumentata velocità di scrittura (e di lettura). Le funzioni del punto e virgola risultano, di conseguenza, meno richieste. Inoltre il punto e virgola non ha un "colore" ben definito, e quindi -proprio come il maiale nella fattoria- risulta inutile ai fini espressivi, e alla fine addirittura irritante. La prosa corrente contemporanea, che sparge punti fissi per far sobbalzare il lettore come su una macchina sfrizionata, usa le virgole al posto dei due punti e viceversa, non sa come "tagliare" il punto e virgola in modo che prenda un effetto accattivante. Un segno di dosaggio ha vita difficile, in un mondo che straborda.
Bartezzaghi ci piace davvero. Anzi punto e virgola
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rtfm // 01:07
Mi ero messo in testa di dividere le mie cose dalle tue, separare i miei regali dai tuoi, cioé quelli rimasti in camera da me. Sapevo bene che non saresti mai passata a riprenderli, eppure mi ero convinto così. Avevo iniziato dalla libreria, i volumi che mi facevi firmare perché dovevano far parte della nostra vita, gincana che dicevi avremmo fatto a mezzo. Fino allo stop alle telefonate. Il primo era Màrquez, uno dei tuoi sicuro, seguito dalla raccolta dei numeri estivi di Psicologia Moderna. Quelli del tipo quattro mesi in un solo numero. Avevo pure cercato di capirci qualcosa con le magliette e a momenti mi davo vincente. Solo dopo aver provato, fino ad arrivare al cassetto delle mutande, e lì aver trovato un tuo vecchio body be' a quel punto avevo ingoiato ogni pretesa: non avrei mai capito. Come potevo dividere i miei dai tuoi regali? Ma come si può dividere i miei regali dai tuoi? Ma chi si ricorda più? Mi ero messo in testa di andare avanti, guarda tu.
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rtfm // 01:03
Ti hanno detto comincia il viaggio e ti hanno detto tutto incluso. Sei arrivato in città per darti da fare e speravi che gli scomparsi non t'appartenessero in modo tanto furibondo. Sorridi e ci credi, fai festa e brindi, finisci e riparti: questo ti sei ripetuto. Ma quando tra il pubblico manca qualcuno, fai caso proprio ai buchi. Il tuo amore aveva mani brutte e ora potrebbe dover portare un lutto che ignori, perciò se bofonchi frasi di ripicca nei suoi riguardi be' abbi cura che quelle parole non perdano forza. Limitale nel tempo. La ripicca senza più obiettivi, quella che non ricorda il motivo, ecco il pilota più spaventoso, quello che negli occhi non ci leggi proprio niente. E se li confronti con chi crolla rompendo i coglioni e si scalmana, gli assenti hanno sempre un motivo in più per disperarsi. Ciò che ho sognato per 30 anni ultimamente si va coricando pacifico, senza un lamento né una bestemmia. Questo post è per i nostri ammanchi. Questo post è fuori sincrono ed è dedicato a quello che ho perso, a quelli che mi mancano e non ho mai inseguito davvero. Ed è un rimorso che mi martella la testa, altro che desiderio.
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// martedì, 08 aprile 2008
rtfm // 17:18
Mi sono svegliato con un incubo, oggi. E conto in questi giorni di ritrovarmi capelli in fiamme e innocuo, uno spettro ancor più anonimo e smemorato se è possibile, e che i coinquilini mi ignorino, cazzo speriamo che vada così. Dimenticare il pollice opponibile, se ci riesco, e pure il nome, questo è l'obiettivo. Uno cerca pure di distrarsi la sera, ma il disastro lo senti lo stesso e coccolare qualcuno è un tentativo cretino di non stare peggio. Perciò verso le 3 è il caso di tornare a dormire nel tuo letto, freddo o no. E neanche questo serve, porco demonio. Oggi mi sono tirato su e ho iniziato a odiare perfino le ossa, chiedendomi come questo difetto potesse non essere una virtù. Tenere il grugno in basso, passeggiare fino al cesso, sciacquarsi e odiare.
Il disco che è fermo a metà anche oggi mi ossessiona.
In testa l’ultimo Pasolini, questo:
“Un’arringa non vale una manata sulla spalla,
un pamphlet non vale un vaffanculo.”
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// giovedì, 03 aprile 2008
rtfm // 13:15
L'inizio settimana tra Milano e Bologna non è stato proprio dei migliori, e tutto d'un fiato lo stato d'animo è cambiato. Il fatto è che erano solo frasi un pò spinte, le promesse che mi avevate fatto, verbi un pò troppo osé. Vi ho dato gli occhi, la cosa più cara, e per settimane intere vi ho dedicato i nomi dei figli, che non sono arrivati e che non arriveranno. Le parole, i suoni acustici ed elettronica vintage erano dediche alla speranza senza denti, che come uno stronzo ho coltivato, prendendo appuntamenti con voi e i vostri brutti musi. Questo schifo però me lo tengo e mi tengo pure la bocca amara.
Io solo prego i vostri guai e li scongiuro davvero li scongiuro perché diventino disastri.
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// mercoledì, 02 aprile 2008
rtfm // 00:31
È raro che un concerto ti faccia star così bene, tipo un'ubriacatura da limoncello, una sciccheria.
A Foggia è successo proprio questo e il ringraziamento va a chi c'era, a chi non ha trovato il biglietto e ai ragazzi del
Teatro dei Limoni, e tanto a Pilù, capa voce e tutto. Speriamo di vederci presto.
Ciao. Andarsene è stato un peccato.
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eyak // sabato, 26 gennaio 2008
rtfm // 16:14
Qualche giorno fa è morta a 89 anni Marie Smith Jones, l'ultima in grado di parlare in Eyak, antiche parole d'Alaska. Nessuno dei 9 figli pare abbia imparato quella grammatica, quindi nessuno ne saprà più nulla. Pare che i figli di Marie Jones abbiano preferito l'inglese, la lingua della musica pop. Uno crede che la letteratura debba sbattere la testa soltanto quando uno scrittore passa inosservato, o quando un manoscritto cade in acqua. Poi invece sono una lingua e tutta una grammatica ad andarsene, senz'appello. Ecco, rimane poco a parte la conferma che la vecchiaia è tempo di solitudini. Forse all'ultimo Ms. Jones avrà parlato ai ragazzi, con delle frasi da marziani, e alla fine nessuno deve aver inteso. Magari uno spera di capire, in qualche maniera, dal labiale.
Chissà la parola arrivederci come doveva suonare in Eyak.
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// martedì, 22 gennaio 2008
rtfm // 13:59
Domenica 20 gennaio, la nottata ci ha sorpresi a Bologna. E ci ha fatto piacere che.
Abbiamo suonato e abbiamo cercato di leggere il labiale del mimo anche stavolta. Quello che come al solito ha cercato di non urlare troppo, perché il nemico ne avrebbe riso.
Soggetto, verbo e predicato possono bastare. Meglio non esagerare con gli aggettivi.
Ventinodivento ha messo nero su bianco molte di queste cose.
E gli diciamo grazie.
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rtfm // 18:04
Lunedì 14 gennaio dalle 19 alle 20 saremo ospiti di un’emittente bolognese,
Radio Kairos (qui) e 105.85 è la frequenza opportuna. Domenica 20 gennaio suoneremo poi all'Arterìa di Bologna, all’interno della rassegna
Salotto Muzika. Un abbraccio va già da ora ai ragazzi de
La Fabbrica, per la serietà e la passione che ci stanno mettendo.
Finendo, in questi giorni sono arrivate nuove recensioni che riguardano il lavoro dei Ratafiamm.
E diciamo merci a Luca Barachetti e ad Enver,
per
MusicbOOm (qui)
e per quei
dintorni del M.E.I. (qui)
Gli ultimi pensieri di questo post però sono due: uno è per Anne-Sophie la bimba londinese e uno per Jacopo, con gli occhi stretti.
A presto.
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rtfm // 13:43
Facciamo che l'album dell'anno è Boxer dei The National. Noi, vedendoli dal vivo, abbiamo gridato tutte le frasi in pizza-slang che conoscevamo dei loro brani. Perché, insomma, chapeau.
Per quel ci riguarda, come dire? se la domanda è: "qualcuno ha parlato di disco?" la risposta sarà: "qualcuno ha parlato di disco".
Enrico Veronese su Blow up di dicembre, a proposito dell'Ep "Pausa", ha scritto così:
"Il primo elemento che -arriva- è la voce stentorea di Enrico Cibelli, evocativa e adeguata. Poi il testo della titletrack, poco convenzionale, antico, disperso nella memoria; indi subentrano arrangiamenti e melodie non invadenti, che sottendono padronanza della materia dal versante più folk. Non si arriva per caso a vincere il Premio Ciampi: le quattro tracce denotano personalità, forza lirica e sufficiente capacità di combinare i fattori, come nell'ottima Disse un idiota nella quale l'intelligenza del testo procede veicolata su una strana elettronica. In rete già gira un nuovo pezzo, denominato Precari, molto arioso e che lascia ben sperare di aver trovato gli eredi dei Virginiana Miller".
E un giornalista di Ondarock ha scritto di "[...] quel -Passo Obliquo- che meriterebbe davvero ben altra esposizione, in virtù di un respiro emozionale stupefacente, tale da renderla una delle migliori "canzoni" ascoltate, negli ultimi tempi, qui nel Belpaese. Insomma, avanti così. La strada è quella giusta..."
E poi non ci si regola mai coi regali. Facciamo che a gennaio entriamo in studio, e l'entusiasmo è il primo dono che ci siamo fatti.
Qualcuno ha parlato di disco?
Qualcuno ha parlato di disco.
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// martedì, 20 novembre 2007
rtfm // 17:24
Questo mese la canzone Precari è finita tra i vini della settimana di Enrico Veronese e le prime
recensioni dell’EP ci sono parse buone.
È un bene e ne siamo orgogliosi.
Siamo tornati ai morsi, a quando si divideva in due il buondì, e ad addormentarci dentro i cineclub. Siamo tornati a sbandare in bici perché delle volte i manubri scottano proprio, ma se vuoi il comando daccapo ci sta che ti bruci.
Per colpa della gola secca, siamo tornati alle bottiglie d'acqua Guizza. Quindi a cantare e a suonare.
Domenica 25 novembre per 20 minuti al M.E.I., il 20 gennaio 2008 nel
Salotto Muzika dell’Arterìa bolognese e il 29 marzo 2008 al
Teatro dei Limoni di Foggia.
Quando stai apparecchiando devi tener a mente il decoro.
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// lunedì, 08 ottobre 2007
rtfm // 11:54
Riprendere a scrivere su questo blog, per parecchio tempo, ci ha dato horror vacui. Abbiamo creduto di poterci rilassare e ci siamo adagiati… è che abbiamo immaginato iniziasse una qualche specie di discesa e abbiamo mollato gli scarponi. Ci siamo sbagliati, ecco cosa.
Ricominciamo quasi, da qui a cercarci contatti e citofoni come fanno quelli delle aspirapolveri. Migliaia sono i motivi e decine i “forse” più convincenti dei niet che ci è toccato sentire. Ci sono giorni che ti prudono le mani ed è meglio se, in quelle giornate, decidi di suonare. Abbiamo scelto di suonare, ecco cosa.
Queste sono due canzoni in fieri (file zip) da scaricare (tasto destro col pc, mela+clic per macintosh)//ascoltare e, nel caso vi venisse un commento, vi ringraziamo.
La prima è una cover di Umberto Bindi che abbiamo preparato per l’omonimo premio, sul lungomare ligure. Ci siamo divertiti in versione new wave:
La seconda è uno schizzo pieno di fruscii, anche se l’ossatura c’è:
Abbiamo scricchiolato, ecco cosa. E forse ci siamo sbagliati.
“Signorina, possiamo rubarle qualche minuto?”
Siamo i Ratafiamm.
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